Tra una cosa ed un’altra… tra un “questa sera lo faccio“ e poi trovarmi senza forze davanti alla tastiera bianca e un secondo dopo addormentato con gli occhiali ancora inforcati… Tra un impegno ed un altro… Tra un film, il divano e il lavoro fino a tardi… Tra uno sbirciare i miei blog amici e rendermi conto di avere ancora tanta voglia di scrivere… beh ridendo e scherzando sono passati tre mesi dall’ultimo post...
Certe volte tutti gli aspetti della mia vita sembrano inconciliabili, e lo diventano così tanto che sembrano prendere le sembianze di qualcosa di così ingombrante da non riuscire a stare nello spazio angusto del ritaglio della mia vita personale… Nella corsa sempre più frenetica di far conciliare la mia famiglia, i miei interessi, i miei amici (vecchi e nuovi) e un grande rischio: perdermi…
E adesso alla fine di questa corsa – a un passo da non so cosa – mi tasto nelle tasche e infilandoci la mano m’accorgo di avere perso più di un semplice qualcosa: ho perso il tempo per me stesso e per questo mio spazio…
Ogni cosa lungo questa corsa ha assorbito le mie forze e la mia capacità di reazione mista a ribellione. Adesso come non mai, gestire i rapporti è ogni giorno più difficile, forse sognavo una vita diversa o forse è proprio questa la vita che sognavo da bambino, coltivo le mie piccole manie e ne vorrei di nuove, per me e per me soltanto…ma il tempo vola e ancora non ho visto il mondo tutto, ma c'è un ricordo recente che mi riempe gli occhi di lacrime, per come sono stato bene, per come sono ritornato a sognare. Le due settimane a Bolzano nelle quale ci sono i miei nuovi amici, ai momenti indimenticabili e irripetibili... PaoloMarioAntonello e tutti gli altri. Al volto velato di malinconia nel momento del saluto... E' nata lì la voglia di tornare a scrivere.
Sono tornato e questa volta non vado più via...
venerdì 14 ottobre 2011
venerdì 1 luglio 2011
Il Conto
Preoccupazione e rabbia nelle proposte di questa maggioranza codarda
per la manovra da 40 miliardi. Questo Paese sta crollando sotto il peso dell'evasione fiscale, della corruzione dilagante, dei costi della politica per il numero enorme, spropositato di politici e para-politici, dei 25 mila consigli di amministrazione. Non mi risulta che su questi punti del dissesto vi siano proposte concrete, incisive, dure. Siamo di nuovo ai ticket sanitari. Ma ai cittadini la salute costa già moltissimo, i ticket sono alti, i medicinali sono quasi tutti a pagamento, le cure odontoiatriche sono drammatiche senza considerare il ricorso ad alcune strutture private dai tempi d'attesa estremamente lunghi. Sarebbe più logico il controllo del numero altissimo dei cittadini che si dichiarano esenti (se l'autocertificazione dovesse essere vidimata dall'Ufficio delle Entrate sono sicuro che crollerebbero). Perchè si parla di un aumento dell'Iva generalizzato e non sui beni di lusso? Auto sopra i 40 mila euro, gioielli sopra i 5 mila, bottiglie sopra i cento? Credo anche che a fronte di un'abitazione di valore superiore agli 800 mila euro si possa chiedere una tassa. E l'Ici sugli sterminati beni della Chiesa?
per la manovra da 40 miliardi. Questo Paese sta crollando sotto il peso dell'evasione fiscale, della corruzione dilagante, dei costi della politica per il numero enorme, spropositato di politici e para-politici, dei 25 mila consigli di amministrazione. Non mi risulta che su questi punti del dissesto vi siano proposte concrete, incisive, dure. Siamo di nuovo ai ticket sanitari. Ma ai cittadini la salute costa già moltissimo, i ticket sono alti, i medicinali sono quasi tutti a pagamento, le cure odontoiatriche sono drammatiche senza considerare il ricorso ad alcune strutture private dai tempi d'attesa estremamente lunghi. Sarebbe più logico il controllo del numero altissimo dei cittadini che si dichiarano esenti (se l'autocertificazione dovesse essere vidimata dall'Ufficio delle Entrate sono sicuro che crollerebbero). Perchè si parla di un aumento dell'Iva generalizzato e non sui beni di lusso? Auto sopra i 40 mila euro, gioielli sopra i 5 mila, bottiglie sopra i cento? Credo anche che a fronte di un'abitazione di valore superiore agli 800 mila euro si possa chiedere una tassa. E l'Ici sugli sterminati beni della Chiesa?
domenica 26 giugno 2011
L'Indignazione
Siamo arrivati alla P4 e si scopre che la grande cupola del (male)affare esiste ancora, che Palazzo Chigi è il crocevia di un modo di fare politica a spese (e di nascosto) dei cittadini. Invece di vergognarsene, c'è chi afferma che non c'è nulla di male o di penalmente rilevabile in ciò che viene scoperto grazie alle indagini della magistratura. A parte il fatto che sarà compito della magistratura rilevare ciò che è penale da ciò che è solo moralmente discutibile, questi eletti del popolo, non riescono a capire che gli italiani non sono un gregge di pecore da
transumare a seconda della convenienza elettorale. Sapere che c'è una lobby che pensa di decidere chi mandare al posto di chi, come gestire i propri interessi e le cariche, offende l'intera Nazione. Qualcuno ha tuonato che si è lesa la dignità delle persone intercettate. Ma di quale dignità parla? Quella dell'art. 54 della Costituzione che recita al secondo comma:"I cittadini cui sono affidati funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge"? I veri indignati siamo noi cittadini ai quali, per fortuna, non manca la forza di reagire come molti hanno dimostrato poche settimane fa. Fino a quanto questa ciurma di nominati abuserà della nostra pazienza? Un pregiudicato frequenta abitualmente Palazzo Chigi. Uomini politici, ministri, gli si rivolgono con riverenza. Dov'è il reato? Ma lo schifo lo vogliamo considerare o no? Trame, consorteria, clientelismo, corruzione, segnano il volto di questo Paese. Lo sfondo culturale è lo stesso delle relazioni di mafia, dare-avere, obblighi, vincoli, ricatti, mai il diritto, mai la meritocrazia...e questi non si indignano e questi vogliono ancora che tutto rimanga cosa loro...
transumare a seconda della convenienza elettorale. Sapere che c'è una lobby che pensa di decidere chi mandare al posto di chi, come gestire i propri interessi e le cariche, offende l'intera Nazione. Qualcuno ha tuonato che si è lesa la dignità delle persone intercettate. Ma di quale dignità parla? Quella dell'art. 54 della Costituzione che recita al secondo comma:"I cittadini cui sono affidati funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge"? I veri indignati siamo noi cittadini ai quali, per fortuna, non manca la forza di reagire come molti hanno dimostrato poche settimane fa. Fino a quanto questa ciurma di nominati abuserà della nostra pazienza? Un pregiudicato frequenta abitualmente Palazzo Chigi. Uomini politici, ministri, gli si rivolgono con riverenza. Dov'è il reato? Ma lo schifo lo vogliamo considerare o no? Trame, consorteria, clientelismo, corruzione, segnano il volto di questo Paese. Lo sfondo culturale è lo stesso delle relazioni di mafia, dare-avere, obblighi, vincoli, ricatti, mai il diritto, mai la meritocrazia...e questi non si indignano e questi vogliono ancora che tutto rimanga cosa loro...
sabato 11 giugno 2011
The Tree of Life
Preceduto dalla nomea di essere un capolavoro e di essere uno dei migliori film dell'anno, il film di Malick delude pienamente. Certamente vi è un tocco di regia pieno di personalità, ricco di tecnica cinematografica pura, ma è un film che colpisce solo per la bellezza di numerose scene: il volo degli uccelli intorno ai grattacieli, le onde marine, i canyon americani. La direzione della fotografia di The Tree of Life ci fa capire di cosa è capace il cinema nel 2011, Malick usa delle immagini spettacolari dell'universo per nascondere il fatto che non c'è storia. Le disavventure della famiglia texana non bastano a salvare questo film dal documentario. Questa pellicola non sembra neanche sapere dove lei stessa vuole arrivare, e per un film che dovrebbe parlare solo attraverso le immagini, sono presenti troppi voice over che invece di guidarci ci espongono l'ovvio. Una vera e propria delusione, poteva essere un capolavoro, e invece non è altro che un national geographic di altissimo livello affondato da un racconto di poco spessore. Non c'è dubbio, a rovinare il film non è s
tata la regia, la fotografia o la recitazione, ma una sceneggiatura poco convincente e soprattutto la fede cristiana del regista.
tata la regia, la fotografia o la recitazione, ma una sceneggiatura poco convincente e soprattutto la fede cristiana del regista.
martedì 7 giugno 2011
Quelli Che Non Hanno Un Santo In Paradiso
Sono figli di gente umile, operai, contadini, bidelli.La generazione di quelli che non hanno santi in paradiso.
Figli di uomini e donne che hanno fatto enormi sacrifici per farli studiare. Quasi sempre una laurea ottenuta con il massimo dei voti. Tuttavia sono precari. Vale più o meno lo stesso per tutti quelli sotto i quarant'anni. Non possono permettersi una casa di proprietà: a malapena si arrangiano, per loro la vacanza significa lo spazio tra un lavoro e l'altro. Non pensano nemmeno ad avere figli: che cosa potrebbero dargli? Non un tetto, non la possibilità di studiare, non la garanzia che quando saranno anziani avranno almeno un minimo di pensione per essere un pò autonomi. Leggo che ora il governo si appresta a chiedere sacrifici, che ovviamente cadranno sulle spalle dei lavoratori dipendenti, non certo su chi da anni ha trasferito i propri risparmi su qualche isola tropicale. Ma sopratutto cadranno sulle loro spalle. Le spalle di chi è senza futuro. Sono proprio demoralizzato: mi chiedo quali altri sacrifici possa fare io e sopratutto loro per la nostra nazione, e se non sia meglio che cerchino altrove la possibilità, non di fare fortuna, ma semplicemente di costruirsi una vita "normale".
Figli di uomini e donne che hanno fatto enormi sacrifici per farli studiare. Quasi sempre una laurea ottenuta con il massimo dei voti. Tuttavia sono precari. Vale più o meno lo stesso per tutti quelli sotto i quarant'anni. Non possono permettersi una casa di proprietà: a malapena si arrangiano, per loro la vacanza significa lo spazio tra un lavoro e l'altro. Non pensano nemmeno ad avere figli: che cosa potrebbero dargli? Non un tetto, non la possibilità di studiare, non la garanzia che quando saranno anziani avranno almeno un minimo di pensione per essere un pò autonomi. Leggo che ora il governo si appresta a chiedere sacrifici, che ovviamente cadranno sulle spalle dei lavoratori dipendenti, non certo su chi da anni ha trasferito i propri risparmi su qualche isola tropicale. Ma sopratutto cadranno sulle loro spalle. Le spalle di chi è senza futuro. Sono proprio demoralizzato: mi chiedo quali altri sacrifici possa fare io e sopratutto loro per la nostra nazione, e se non sia meglio che cerchino altrove la possibilità, non di fare fortuna, ma semplicemente di costruirsi una vita "normale".
sabato 14 maggio 2011
NoNukes
Nel 1986 ci fu il disastro di Cernobyl che mise fine in Italia alla discussione sul nucleare. Credevamo che fosse qualcosa di vecchio che non si poteva più riproporre. La storia rivenne fuori quando l'illustre cavaliere e la sua ciurma in combutta con loschi personaggi volevano fare affari sulle scorie, seppellendole nel sud più bello, tanto là, avute assicurazioni dal boss della zona, nessuno si sarebbe accorto di niente. Non fu così, e la gente del sud firmò uno dei suoi capolavori più riusciti, ribellandosi e facendolo ingoiare di traverso quel decreto infame. Nel frattempo sempre gli stessi, il cavaliere e i suoi fanti ci stava riprovando. Nel 2011 il disastro di Fukushima è stato elevato a livello di pericolosità di Cernobyl. L'attuale governo, prima ha fatto un programma/piano energetico basato sul nucleare, poi a seguito degli ultimi eventi in Giappone, ha deciso di congelare provvisoriamente detto piano. Noi non siamo condizionati dall'emotività degli eventi, ma dai dati oggettivi che dimostrano che la magnitudo zero non esiste. L'Italia e il mondo intero non sono pronti per il nucleare visto che il Giappone è il paese tecnologicamente più avanzato nelle costruzioni antisismiche. In Italia non siamo in grado di smaltire i rifiuti solidi urbani, figuriamoci le scorie radioattive. Abbiamo il diritto di votare sul nucleare. Se ancora la democrazia ha un senso in questo paese, nessuno ci può scippare quel voto.
lunedì 9 maggio 2011
UnderBlueItalianSky
Sono vivo, bene o male...
Sono solo provato un pò da queste giornate: amici che consideravo tali e che si sono rilevati very original fake, pile di libri da leggere, film da vedere e cd da ascoltare, un paio di colloqui da fare, di cui uno che potrebbe cambiarmi la vita, corsi che inizio e non finisco mai, cuore che palpita, sudori che vanno e vengono...
Stupidaggini compiute troppe, tentativi di chiamarla troppi, tentativi andati a buon fine 1, ma era solo un sms ed meglio che non lo facevo, tristezza altalenante, gioia quasi assente, voglia di un caldo abbraccio lungo una vita
...
Schifezze ingurgitate, (testimonianti il periodo un pò così) una kilata abbondante al giorno, prima e dopo i pasti, ma anche durante. Riordinato in modo nevrotico cd e libri come consiglia Hornby, circa una decina di volte... I capelli che non si accomodano come voglio, mail che non si autorispondono, voglia di mare indescrivibile... forse quello della Spagna...ma anche quello di Scanzano va bene...
Occhi pallati, fermo davanti a Sky la mia mente fa giri infiniti, che in tv non danno nulla di decente... voglia del letto e delle coperte entro le prossime 2 ore...
Intanto nelle orecchie mi gira l'ultimo album dei Feelies, pieno di chitarre, pieno di vita, pieno di rock'n'roll... Bentornati!!
Sono solo provato un pò da queste giornate: amici che consideravo tali e che si sono rilevati very original fake, pile di libri da leggere, film da vedere e cd da ascoltare, un paio di colloqui da fare, di cui uno che potrebbe cambiarmi la vita, corsi che inizio e non finisco mai, cuore che palpita, sudori che vanno e vengono...
Stupidaggini compiute troppe, tentativi di chiamarla troppi, tentativi andati a buon fine 1, ma era solo un sms ed meglio che non lo facevo, tristezza altalenante, gioia quasi assente, voglia di un caldo abbraccio lungo una vita
...
Schifezze ingurgitate, (testimonianti il periodo un pò così) una kilata abbondante al giorno, prima e dopo i pasti, ma anche durante. Riordinato in modo nevrotico cd e libri come consiglia Hornby, circa una decina di volte... I capelli che non si accomodano come voglio, mail che non si autorispondono, voglia di mare indescrivibile... forse quello della Spagna...ma anche quello di Scanzano va bene...
Occhi pallati, fermo davanti a Sky la mia mente fa giri infiniti, che in tv non danno nulla di decente... voglia del letto e delle coperte entro le prossime 2 ore...
Intanto nelle orecchie mi gira l'ultimo album dei Feelies, pieno di chitarre, pieno di vita, pieno di rock'n'roll... Bentornati!!
lunedì 11 aprile 2011
Walk It Back (Una Ballata)
Ho capito che ogni cosa che apprendo la imparo perché vengo lasciato lì solo ad annaspare, ma forse tutto questo un male non è. E certe volte mi sono sentito, e mi sento, così arrabbiato. Poi subito dopo mi passa. Sono fatto così.
Ho capito che a volte scelgo – ho scelto – di non scegliere, convinto che, nonostante i miei desideri, se la vita decide di prendere una strada la prende nonostante il fatto che io voglia – avrei voluto – andare dal lato opposto. Poi subito dopo mi passa. Sono fatto così.
Ho preso coscienza che per davvero i miei sì nel lavoro sono stati come goccioline di sangue lasciate cadere in un mare dove nuotano troppi squali… e capito che la gelosia e l’invidia causano tanti, troppi problemi e che non tutti sono contenti se in parte realizzi qualcosa per cui hai speso tante energie, tanto tempo, tanto di te stesso.
Ho dato il cuore, l’anima e le mie forze pensando come sempre che darli sia un grande gesto. Ci vuole coraggio, fegato, pelo nello stomaco.
Ho caricato la mia schiena di responsabilità, il mio io di paure, il mio stomaco di testardaggine, il mio corpo di sfide, ripetendomi che prima o poi anche se non ce l’avessi fatta, qualche obiettivo l’avrei raggiunto. Comunque. Sentendomi più di niente ma molto meno di qualcosa.
Ho visto persone perdersi, trovarsi e farsi forza solo nella propria sete di riscatto, ma per riscattarsi si deve per forza camminare e calpestare chiunque? Ho provato sdegno, mi sono fatto piccolo piccolo, ho smesso di sentire, ma non di guardare, e mi sono sentito così più di niente e molto meno di qualcosa.
Sono andato avanti, credendo che se anche fossi caduto mille volte, non avrei mai dato soddisfazione a chi ha aspettato e aspetta solo il momento di debolezza per colpire. Ho pianto perché deluso, perché impaurito, perché spesso quello ci rimette sono io. H
o capito che dopotutto non ne vale la pena.
Ho capito che a volte scelgo – ho scelto – di non scegliere, convinto che, nonostante i miei desideri, se la vita decide di prendere una strada la prende nonostante il fatto che io voglia – avrei voluto – andare dal lato opposto. Poi subito dopo mi passa. Sono fatto così.
Ho preso coscienza che per davvero i miei sì nel lavoro sono stati come goccioline di sangue lasciate cadere in un mare dove nuotano troppi squali… e capito che la gelosia e l’invidia causano tanti, troppi problemi e che non tutti sono contenti se in parte realizzi qualcosa per cui hai speso tante energie, tanto tempo, tanto di te stesso.
Ho dato il cuore, l’anima e le mie forze pensando come sempre che darli sia un grande gesto. Ci vuole coraggio, fegato, pelo nello stomaco.
Ho caricato la mia schiena di responsabilità, il mio io di paure, il mio stomaco di testardaggine, il mio corpo di sfide, ripetendomi che prima o poi anche se non ce l’avessi fatta, qualche obiettivo l’avrei raggiunto. Comunque. Sentendomi più di niente ma molto meno di qualcosa.
Ho visto persone perdersi, trovarsi e farsi forza solo nella propria sete di riscatto, ma per riscattarsi si deve per forza camminare e calpestare chiunque? Ho provato sdegno, mi sono fatto piccolo piccolo, ho smesso di sentire, ma non di guardare, e mi sono sentito così più di niente e molto meno di qualcosa.
Sono andato avanti, credendo che se anche fossi caduto mille volte, non avrei mai dato soddisfazione a chi ha aspettato e aspetta solo il momento di debolezza per colpire. Ho pianto perché deluso, perché impaurito, perché spesso quello ci rimette sono io. H
o capito che dopotutto non ne vale la pena.
giovedì 7 aprile 2011
OgnunoPersoDentroICazziSuoi
Chi con le canne, chi con il vino o lo champagne, chi con l'amante o l'iPad. Chi con la merda del calcio di questo periodo, chi con la pay TV, chi con il lavoro o con la noia. Chi dall’ordine maniacale, chi dal bisogno di boicottare, chi dall'iPhone o dal blackberry e
chi da un “comportamento esemplare”. Chi dai TG e chi dalle “lacrime comprate”. Chi dal venerdì sacro, chi dal sabato dello sballo, chi dal giardino o dal giardiniere. Chi dall’auto potente e chi da un “io uso la bicicletta perché è fico”. Chi dai soldi, chi dalla fame, chi dall’apparire o il bisogno di arrivare. Chi dal partito (ma ci sono ancora??), chi dal sentirsi qualcuno, chi da un “dai che voglio sapere”, chi dalle chiacchiere di quartiere e chi dal proprio cazzo. Chi dalle ferie, chi dai vestitini firmati e chi da quelli stracciati. Chi dalla mamma, chi dal gioco d'azzardo, chi dalla figa o da un sedere.
Ti basta, o insiti a fare delle differenze? [indifferenze?]
chi da un “comportamento esemplare”. Chi dai TG e chi dalle “lacrime comprate”. Chi dal venerdì sacro, chi dal sabato dello sballo, chi dal giardino o dal giardiniere. Chi dall’auto potente e chi da un “io uso la bicicletta perché è fico”. Chi dai soldi, chi dalla fame, chi dall’apparire o il bisogno di arrivare. Chi dal partito (ma ci sono ancora??), chi dal sentirsi qualcuno, chi da un “dai che voglio sapere”, chi dalle chiacchiere di quartiere e chi dal proprio cazzo. Chi dalle ferie, chi dai vestitini firmati e chi da quelli stracciati. Chi dalla mamma, chi dal gioco d'azzardo, chi dalla figa o da un sedere.
Ti basta, o insiti a fare delle differenze? [indifferenze?]
venerdì 25 marzo 2011
MyHometown
I ritorni sono sempre difficili. Torni con tante domande. Molti dubbi. Lasci a casa tutti gli affetti. La mamma, il papà, i fratelli, i nipotini che crescono, gli amici che vivono la loro vita. Guardi la tua terra quasi come uno straniero. Vedi le cose come dall’alto e cerchi di capire.
Il tuo legame con quella realtà è molto forte. È dove sei nato, dove hai passato gran parte della tua vita, dove pensavi di vivere un giorno. Poi sei partito. E ti senti sconfitto, perché non sei riuscito a essere quello che volevi essere. Il lavoro, la situazione economica e la sfortuna non ti hanno permesso di realizzare i tuoi sogni. È difficile per me pensare a una persona che nasce pensando di partire. La partenza è quasi sempre una necessità o forse un obbligo. Si parte anche con il sogno di tornare.
Ogni volta che torni nel tuo paese d’origine ti chiedi che ne è stato dei tuoi amici. Si sono sposati? Hanno figli? Hanno comprato casa? La macchina?
A volte è più importante questo che la tua realtà d’emigrato. A volte ti sacrifichi solo per fare vedere alla tua famiglia che stai bene. Una sorta di riscatto personale alla vita. La voglia di nascondere i drammi della tua vita d’emigrato. Ti metti sempre dalla parte dell’eroe. Poi finisce. Il tempo passa e devi tornare. A Modena. Nella tua casa con i tuoi fantasmi.
Allora cominciano le domande, ti ritrovi con te stesso, rivedi la tua vita e ti rendi conto che molte cose sono virtuali. Che il tuo rapporto con le persone a casa è basato su fatti che hai voluto raccontare. E che anche la tua realtà emiliana è un po’ falsata.
Non si riesce mai a raccontare tutto e qualche volta, quando non si hanno risposte o non si possono dare risposte, si mente. L’e
migrato è molte volte bugiardo: con le persone della sua terra, con le persone della sua nuova terra e con se stesso.
Il tuo legame con quella realtà è molto forte. È dove sei nato, dove hai passato gran parte della tua vita, dove pensavi di vivere un giorno. Poi sei partito. E ti senti sconfitto, perché non sei riuscito a essere quello che volevi essere. Il lavoro, la situazione economica e la sfortuna non ti hanno permesso di realizzare i tuoi sogni. È difficile per me pensare a una persona che nasce pensando di partire. La partenza è quasi sempre una necessità o forse un obbligo. Si parte anche con il sogno di tornare.
Ogni volta che torni nel tuo paese d’origine ti chiedi che ne è stato dei tuoi amici. Si sono sposati? Hanno figli? Hanno comprato casa? La macchina?
A volte è più importante questo che la tua realtà d’emigrato. A volte ti sacrifichi solo per fare vedere alla tua famiglia che stai bene. Una sorta di riscatto personale alla vita. La voglia di nascondere i drammi della tua vita d’emigrato. Ti metti sempre dalla parte dell’eroe. Poi finisce. Il tempo passa e devi tornare. A Modena. Nella tua casa con i tuoi fantasmi.
Allora cominciano le domande, ti ritrovi con te stesso, rivedi la tua vita e ti rendi conto che molte cose sono virtuali. Che il tuo rapporto con le persone a casa è basato su fatti che hai voluto raccontare. E che anche la tua realtà emiliana è un po’ falsata.
Non si riesce mai a raccontare tutto e qualche volta, quando non si hanno risposte o non si possono dare risposte, si mente. L’e
migrato è molte volte bugiardo: con le persone della sua terra, con le persone della sua nuova terra e con se stesso.
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